Introduzione

Il didgeridoo è prevalentemente uno strumento ritmico. Non esiste un metodo di codifica tradizionale dei ritmi che sono trasmessi oralmente. Molti suonatori non aborigeni hanno adottato diversi sistemi di ‘scriuttura’ più o meno personali, alcuni basandosi sul pentagramma musicale (nel modo in cui si scrivono i ritmi per le percussioni) alcuni limitandosi a scrivere le sillabe pronunciate nello strumento per ottenere un dato ritmo. Riportiamo di seguito alcuni capisaldi:

Alice Moyle (1908 – 2005) etnomusicologa, sviluppò una reale notazione musicale su pentagramma per descrivere con particolare dovizia di particolari ogni singola variazione tonale e ritmica nella musica tradizionale. se ne trova un esempio QUI
Tale cura è ovviamente dovuta ad evidenziare le differenze stilistiche della musicalità aborigena alla vista di un lettore di cultura occidentale.

Su Didgeridoo & Co Magazin (rivista dedicata al didgeridoo dei primi anni 2000) vennero impiegate numerose interpretazioni a seconda del musicista/scrittore. Alcune semplicissime, elementari e simili ai primi esercizi dedicati allo studio della musica nell’infanzia, altre decisamente più complesse e quasi inarrivabili in cui era previsto uno studio a dir poco eccessivo della fonetica.

Ulteriore merito va ad una trascrizione di Roberto Laneri per il CD “The drum the didg” di Ali Andress. 26 tracce didattiche trascritte con notazione musicale classica impiegando tre righi relativi all’altezza degli armonici. Una descrizione del CD QUI. Il lavoro di partitura è presente negli archivi associativi c/o Arti e Tradizioni.

Ilario Vannucchi, primo ideatore di questo spazio: “Insegnando mi sono spesso trovato davanti il problema di come scrivere un ritmo per i miei allievi. Usare i numeri delle battute con le sillabe dei suoni sotto…

1         2         3         4         5         6         7         8
UAKATA     UAKATA     UAKATA     UAKATA

…come spesso si fa per comodità e per fare in fretta ha i suoi inconvenienti. Per esempio, chi non conosce la musica fa fatica a ricordare che fra la battuta 8 e la battuta 1 del giro successivo c’è lo stesso spazio che c’è fra le altre battute.”
Per ciò Ilario creò un sistema efficace in flash. Una sorta di orologio su cui, al posto dei numeri, comparivano le sillabe.

Ma anche le critiche alla notazione musicale per didgeridoo non si sono fatte mancare. Alcuni musicisti, generalmente più estranei alla musica teorica hanno fatto notare che, secondo la loro opinione, rinchiudere un ritmo in una scrittura sintetica, avrebbe perso di significato non potendo descrivere le più piccole variazioni (personali) tra un musicista ed un altro.
Questa critica avrebbe certamente senso se non si conoscesse affatto la musica. In tutti gli altri casi, dalla cover al jazz, tutti sappiamo che suonare brani altrui vuol anche dire interpretare o reinterpretare più o meno personalmente una musica. La si potrà rendere propria, modificarla entro un unico limite: fare in modo che siano riconosciuti i tratti salienti dell’autore.
Per fare una semplice analisi, vi invito ad ascoltare casualmente alcune interpretazioni di “Autumn Leaves” noto standard jazz interpretato da milioni di musicisti QUI

La nostra scelta è quella di usare una scrittura basata su notazione classica, un solo rigo, simboli universalmente riconosciuti, note di spiegazione aggiunte in caso di necessità. Semplice e chiaro, uniforme ai testi utilizzati per lo studio della musica.
Più semplice per chi già conosce la notazione, semplice da imparare in poche ore di lezione di solfeggio ritmico, immediato per tutti potendo ascoltare i file audio.

Andrea Ferroni


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