INTERVISTA A FIORINO FIORINI

Dopo varie tappe questo vibro-viaggio si ferma a Forlì da Fiorino Fiorini. Organizzatore del Festival del Didgeridoo “Forlimpopoli Didjin’Oz” (quattro giorni di festival dedicati all’Australia, sicuramente il piu’ importante in campo nazionale), suona in varie formazioni: Marcabru (folk rock progressivo),Gondwana loop project(elettronica, new age), Indian Pacific Groove( fusion, funk, world etnic) accostando il didgeridoo a molteplici strumenti.

 

Vincenzo: Ciao Fiorino, parlando di te, oltre alla tuo interesse per il didgeridoo di cosa ti occupi nella vita? 

Fiorino:I n questo momento grazie alla crisi economica sono in cassa integrazione ormai da diversi mesi quindi al momento mi occupo solo di musica e ho già avviato i lavori per l’organizzazione del Didjin’Oz 2010. In ogni caso mi sono sempre occupato di tecnologia informatica e negli ultimi tre anni dipendente di Ferreti Yachts.

Vincenzo: La tua passione per la musica è iniziata grazie al didgeridoo? 

Fiorino: No no, ho cominciato a studiare musica se non ricordo male in seconda media, studiando chitarra classica, poi dopo un paio di anni chitarra contemporanea. Poi ho proseguito gli studi da solo, ascoltando molta musica di ogni genere fino a quando un giorno ho incontrato sulla mia strada questo fantastico strumento che ha completamente cambiato il corso della mia vita.

Vincenzo: Che cosa è per te questo strumento e da quanti anni lo suoni? 

Fiorino: Il Didgeridoo e l’Yidaki hanno una importanza vitale. Come dicevo sopra, questo strumento ha cambiato drasticamente il mio modo di vivere la vita diventando per me un compagno insostituibile e sempre presente. Suono il didgeridoo da 10 o 11 anni e considerando che ho 37 anni ho cominciato molto tardi a suonare questo strumento.

Vincenzo: Suoni in varie formazioni anche molto diverse tra loro, proponi il didgeridoo come uno strumento a tutto tondo, facilmente inseribile in contesti differenti; quale strumento trovi particolarmente stimolante e affiatato con il didgeridoo ? 

Fiorino: Difficile da fare una preferenza…sicuramente gli strumenti a fiato quali oboe, sax, flauto traverso e conchiglie sono tra i mie preferiti ma anche sintetizzatori, tastiere, basso o contrabbasso, violino e percussioni … bè insomma mi piace suonare con ogni cosa che produca musica e o rumori a seconda della situazione.

Vincenzo: Quali sono i tuoi artisti preferiti e quelli che più ti hanno segnato nel tuo modo di suonare? 

Fiorino: Al momento, i miei preferiti sono Jeremy Cloake, Djalu Gurruwiwi e tutti i suoi discepoli, ma la mia formazione è cominciata e proseguita per molti anni grazie a David Hudson, Jeremy Cloake con Resonance, Alan Dargin, Marck Atkins e Mark Robinson ( che quando lo conobbi a Darwin in Australia ancora non lo conosceva nessuno ma per me rimane uno dei più talentuosi e versatili suonatori attualmente in circolazione anche se al momento nessuno ha più sue notizie….gli piace sparire nel bush); poi ancora Michael Jackson, Scott Wilson. Per ultimo ma solo in ordine di citazione Paride Russo che mi ha introdotto in questo mondo fantastico e mi ha fatto amare questo strumento, la cultura e il popolo Aborigeno.

Vincenzo: Ultimamente hai anche prodotto un tuo cd solista ”Australia Beat” scaricabile gratis dalla rete. Ci puoi parlare un po’ di questo tuo lavoro e dirci qual è il pezzo a te più caro? 

Fiorino: Dopo tanti anni di militanza in diversi gruppi musicali, ad un certo punto mi è venuta voglia di registrare un cd da solista, anche perchè ogni volta che ci provavo con i vari gruppi non si riusciva mai arrivare alla fine. Il progetto era cominciato come solista ma il mio background era troppo radicato in gruppi musicali e quindi ad ascoltare il didjeridoo insieme ad altri strumenti, quindi ho inserito un po’ di basi create da me con il computer. Mi piace in generale anche se non mi fa impazzire. Però il brano a cui sono più affezionato è quello suonato con il didj a Y cioè “Megpie Beat”

Vincenzo: Molti sono gli artisti che si sono esibiti al didjn’oz;l’elenco sarebbe troppo lungo ne cito alcuni tra i piu’ rappresentativi: 

Djalu Gurruwiwi e gli Yolngu people (Aborigeni d’Australia), Ondrej Smejkal (Praga), Andrea Ferroni (Italia 

Dubravko Lapaine (Croazia), Mark Atkins, Jeremy Cloake (new Zeland), immagino sia molto impegnativo contattare gli artisti e organizzare l’evento. Cosa comporta gestire un festival di settore di queste dimensioni? 

Fiorino: E’ difficile da spiegare…comporta un anno di lavoro, un sacco di passione, rinunciare a tante cose, soprattutto quando ad organizzare il Didjin’oz si è in solo in 3 o in due o anche da solo a volte. La parte più difficile ed impegnativa è sicuramente scrivere un buon progetto da presentare alle istituzioni per avere i contributi che sono sempre meno, ogni anno. Poi cercare sponsor privati che negli ultimi due anni non ci sono stati. E’ veramente un lavoro snervante che ogni anno mi porta a dire che è l’ultimo…ma poi…alla fine quando tutto finisce la soddisfazione è talmente grande che passata l’estate si ricomincia sempre.

Vincenzo: Su cosa si basa la tua scelta degli artisti? 

Fiorino: Probabilmente su miei gusti personali ma non solo. Essendo il Didjin’Oz un festival frequentato per il 70% da gente che non suona il didgeridoo ma che semplicemente è appassionata o di musica popolare o di musica etnica o di Australia, cerco di scegliere artisti che possano soddisfare un po’ tutti.

Vincenzo: Come è nata l’idea del festival ? Hai qualche aneddoto da raccontare? 

Fiorino: Nel 2003 andai, dopo il mio rientro dall’Australia, insieme a Francesca, la mia compagna di avventura per quanto riguarda il Festival, al festival di didgeridoo in Spagna, il Tribales festival organizzato da Ray de Horna, bhè per farla breve li incontrai Alan Dargin, che venne con noi in Italia e stette circa un mese e mezzo con noi. Così in una notte di Luglio quando ci trovavamo tutti e tre a Cesenatico a farci una birretta Alan disse: “ma perchè non organizziamo un concerto?” e da quel giorno non abbiamo più smesso. Quindi si può dire che il merito principale fu di Alan, che purtroppo ci a lasciato qualche anno fa.

Vincenzo: Che consiglio daresti a chi, come me, ha il sogno un giorno di potersi esibire su quel palco? 

Fiorino: Facciamo sempre più fatica a scegliere gli artisti perchè il pubblico è sempre più esigente, soprattutto chi è nel giro del didjeridoo, e anche noi lo siamo. Quindi l’unica cosa che posso dire è di essere originali e a non presentare cose già viste e riviste.

Vincenzo: Quest’anno hai anche insegnato al workshop di tre giorni a Scalenghe (TO) organizzato da Andrea Ferroni; come è stata quella esperienza vissuta dalla parte di un insegnante? 

Fiorino: É stata una esperienza importante, anche se non era la prima. Ma in ogni caso la prima di tre giorni vissuti insieme a tanti appassionati e insegnanti. Ringrazio Andrea per avermi dato questa possibilità. Anche se ho partecipato come insegnante devo dire che ho imparato molto anche io soprattutto a livello di didattica. Consiglio a tutti coloro che stanno imparando ma anche chi sa già suonare, di frequentare questi corsi intensivi perchè oltre ad imparare da bravissimi insegnanti si impara anche dai colleghi studenti ma soprattutto si conosce tante persone con la tua stessa passione .

Per me sono sempre state esperienze di vita che rifarei ogni volta con sempre maggior entusiasmo.

Vincenzo Sturla

 

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