Swizzeridoo 2019, 15 edizione

Lo Swizzeridoo rimane attivo da 15 edizioni, ma nella realtà la sua storia risale a molto tempo prima quando era di piccole dimensioni come è tornato ad essere. Agli albori dell’evento ospitò i veri pionieri del didgeridoo come Willi Grimm ancora attuale organizzatore ma anche persone notevoli tra i musicisti tradizionali tra cui corre l’obbligo di citare David Blanasi.
Questa edizione ha visto per la gran parte musicisti molto noti dal 2000 in poi invece.
Chi ha assistito al festival ha potuto conoscere o rivedere musicisti ormai non più presenti a eventi internaszionali ma che hanno fatto la storia del didgeridoo influenzando molti giovani musicisti. Primo tra tutti Denra Durr, Svizzero, che fu ispiratore di gran parte dei suonatori francesi. Lo stile pulito, un suono brillante, il groove quasi sempre presente senza mai perdere di vista il suono del didgeridoo come molti noefiti VOGLIONO sentire. Ha mantenuto un repertorio simile al suo percorso di musicista.
Frank Heinkel ha portato invece novità. Non ha perso smalto col didgeridoo che continua a suonare in stile old school avvicinandosi a sonorità tradizionali, ma rimanendo ancor più su ritmi staccati, rapidi e suoni caldi. Ha aggiuno lo B’Goni, strumento a corde africano, una sorta di arpa primordiale a cui ha aggiunto sapientemente canto e tecniche di canto tuvano. Strepitoso.
Ondrej Smeykal ha presentato uno spettacolo in linea con gli ultimi spettacoli da qui a qualche anno indietro. Un’ora fitta di musica senza nemmeno una interruzione di un secondo in cui ha unito come medley tutti i brani del suo repertorio. Vario, accattivante, difficile annoiarsi nel suo giusto equilibrio tra virtuosismo e melodie cantate. Probabilmente il concerto migliore ascoltato al festival.
Eddy Halat, meno conosciuto come musicista in Italia, organizzatore di un evento in foresta nera da oltre 20 anni, ha presentato il suo concerto di ritmi old school e qualche sonorità tradizionale. Può piacere. é meno dinamico di altri musicisti, ma è forte e potente, mai troppo veloce o buttato sul virtuosismo. Ma richiede un maggior grad di attenzione.
Ansgar Stein, carissimo a mico e generalmente il mio musicista preferito, l’unico che mi abbia mai fatto salire della bonaria invidia per la sa fantasia e capacità di intrattenere il pubblico, ha suonato con Roman Buss, organizzatore dell’evento ne duo RA-Men. Vario, basato sui repertori di entrambi e improvvisazione, si accompagnano entrambi con le percussioni. Forse un maggior spazio reciproco per far udire le peculiarità di ognuno sarebbe stato utile. Ma forse il publico ha apprezzato comunque molto uno dei pochi esempi di ensamble di questa edizione.
Lies Bejirinck, “the didge mama” olandese ha riproposto un nuovo repertorio non dissimile dal suo passato.
Potente, old school anch’essa, staccati e toot rapidi, un’attenzione alle variazioni inserite in ogni brano, non ha deluso.
Dubravko Lapaine è stato strabiliante sia tecnicamente sia con la sua presenza. Ogni brano è stato l’esperssione massima del suo stile che spinge oltre ogni limite le acrobazie sonore di cuiè capace.
Proprio per questo purtoppo, l’assenza quasi totale di momenti di respiro, complice certamente la mia stanchezza del viaggio, il mio concerto e l’ora (nemmeno troppo tarda comunque) mi ha reso difficile l’ascolto dopo metà concerto. Per chi non lo conoscesse, strano direi, merita un ascolto vista la sostanziale differenza col resto del panorama musicale.
Il duo Naturton con Willi Grimm, didgeridoo e Gerard Widmer, fujara, attivi dal 1969 epoca della loro prima registrazione su musicassetta (il CD doveva ancora nascere) hanno presentato un conerto ambient di improvvisazione. Una vera differenza all’interno del festival.
Augustina Mosca, acciuffata per un pelo, ha sostituito egregiamente una band locale che ha dato forfait all’ultimo. Bello vederla dal vivo per la prima volta, sapere che stia collaborando con Emiliano Tenzi, italiano ormai residente in Argentina.
Ed ho suonato anch’io, Andrea Ferroni. Ho presentato i miei brani più noti. Nessuna novità. Mancavo da questo festival da diversi anni avendo rifiutato l’invito per due volte preferendo spingere due cari allievi a suonare su un palco molto importante. Ciò che ho tentato di fare, e che spero sia stato colto, è un concerto eterogeneo dove non spicchi uno stile in generale ma brani dal sapore differente, ben conscio comunque che da un lato ho le mie preferenze e ciò ne limita di fatto la varietà ma anche i nuovilimiti portati ben oltre da alcuni musicisti citati.
Erano presenti altri musicisti, delle novità. In alcuni casi li ho persi clamorosamente per mia stanchezza, altri li ho trovati meno degni di nota. Mi spiace molto non poter dire molto di loro.

L’evento in sè, bello, molto, vale la pena vederlo. Costoso per gli standard italiani. 99 franchi svizzeri per tre giorni di ingresso, quattro o cinque concerti di un’ora al giorno più open stage.
Certo, non è più il tempo dei fasti degli anni 2mila… quello fu l’apice che potei cogliere appieno, ma ha i suoi vantaggi, come quello di poter conoscere facilmente più persone in un ambiente famigliare e poter parlare con i musicisti.

Le foto dell’evento su FB

Sito web: www.swizzerioo.ch

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