INTERVISTA A ILARIO VANNUCCHI

Il cammino prosegue verso Milano, da Ilario Vannucchi. Scopre il didgeridoo nel 1999 e dopo solo un anno crea il sito “didgeridoo.it” ormai divenuto il punto di riferimento per tutti gli italiani appassionati di questo strumento. Dal 2000 ad oggi la sua carriera musicale è ricca di concerti, seminari, e cd. Nel 2003 fonda insieme ad altri tre componenti (Andrea Tognetti, Stefano Abruzzo, Cristian Pannega) i “Macadamia music project”, due djembè e due didgeridoo che si fondono creando pezzi originali e di forte impatto ritmico (in rete ci sono tre brani completi scaricabili gratuitamente). Dal 2004, anno in cui esce il cd “Didgeridoo sound”,

produce quasi a cadenza annuale un proprio lavoro. Nel 2005 realizza il cd “Didjabout”,verso fine anno esce ”Macadamia music project@p.a.c”, a gennaio del 2007 “Sleeeping stones”, a ottobre “TuboNudo”e a marzo del 2009 esce il suo ultimo lavoro “Didgeridoogle”. Attualmente suona come solista accompagnato da shaker-bilma e in duo con Andrea Ferroni in un progetto chiamato “Brainstorming”( due didgeridoo, schiacciapensieri ,sax. Loop). 

Vincenzo: Ciao Ilario 

Ilario: Ciao Vincenzo, grazie per quest’intervista!

Vincenzo: Dopo solo un anno di studio hai creato il sito didgeridoo.it, come è nata l’idea? 

Ilario: Nel 2000 in rete non c’erano molti siti che parlavano di didgeridoo. Possiamo dire che in italiano non c’era praticamente niente se togliamo un paio di pagine che davano qualche dritta. Già ai tempi mi dilettavo a creare siti internet e quindi comprai il dominio Didgeridoo.it e realizzai un sito pacchiano con qualche informazione scopiazzata da un libricino sul didgeridoo.

Diciamo che l’idea è nata dalla mancanza di informazioni e dal bisogno diffuso di incontrare altri suonatori, visto che anche i suonatori di didgeridoo nel 2000 erano ben pochi.

Vincenzo: Ti aspettavi una così attiva partecipazione? 

Ilario: Non mi aspettavo niente. Già aver comprato un dominio mi faceva sentire un po Sergey Brin.

Col tempo però ho cominciato a vedere che diverse persone avevano piacere di collaborare col sito e soprattutto è cominciato un fioccare di mail di gente che suonava il didge (da poco) e che aveva un disperato bisogno di confrontarsi. Così nacque la Lista Suonatori che è stato il punto di forza del sito. Le persone scoprivano che nei loro paraggi qualcun altro stava soffiando in un tubo. Piano piano ho sostituito le scopiazzature approfondendo le varie questioni e ho ampliato molte sezioni del sito grazie all’aiuto di molti collaboratori.

Vincenzo: Quali sono gli artisti che ascolti abitualmente e quelli che ti hanno maggiormente influenzato? 

Ilario: Al contrario di molti “colleghi” ascolto poca didj-music per diletto. Preferisco spaziare da tutt’altra parte. Direi che il cd che maggiormente mi ha impressionato e contagiato in assoluto è “Resonance” di Jeremy Cloake e Ken Sands. Per me rimane una pietra miliare sotto tutti gli aspetti, soprattutto perchè è un cd molto tecnico ma estremamente ascoltabile. Il mio primo maestro è stato Marco Nizzardo, che mi ha svelato per la prima volta il suono del didgeridoo. Successivamente i suonatori che all’inizio mi hanno maggiormente influenzato e cresciuto sono Mark Atkins e Alan Dargin. Sono stato poi influenzato pesantemente da due suonatori italiani che includo tra i miei maestri: Stefano Focacci (imparai, studiando alacremente, quasi tutti i suoi ritmi e lui ne fu sbalordito) e Andrea Ferroni (pochi suonatori che hanno iniziato a suonare diversi anni prima di lui sono pronti ad ammettere che è diventato più bravo di loro e lo annoverano fra i propri maestri).

Vincenzo: Sei uno degli artisti italiani più prolifici, dal 2004 ad oggi hai prodotto 5 cd da solista e uno con i Macadamia; c’è un lavoro a cui sei particolarmente affezionato? 

Ilario: Ogni lavoro ha i suoi ricordi e le sue particolarità. “Didgeridoo Sounds” è il primo, una fatica a livello tecnico perchè ero agli inizi. “Didjabout” l’ho registrato dopo un viaggio in Australia. “Sleeping Stones” è stato un tentativo di cambiamento non molto riuscito forse ma anche non molto capito (pianoforte e didgeridoo per esempio). “TuboNudo” è stato il mio unico cd di didgeridoo-solo, molti mi dicono ancora che sia il migliore. E’ un complimento doppio.”Didgeridoogle” è stato un altro tentativo di evoluzione. Ma sto capendo che è un cd di passaggio. Il prossimo, se mai troverò il tempo di realizzarlo, sarà la mia vera evoluzione.

Il cd realizzato da vivo con i Macadamia M.P. e’ strepitoso per come è stato realizzato (era disponibile 20 minuti dopo il concerto) e per come abbiamo suonato. Abbiamo fatto cose bellissime che in prova non erano mai venute. Eravamo all’apice dell’intesa di un gruppo. Quando poco dopo scrissi che quel concerto era la cosa più ‘alta’ che mai avremmo potuto sperare fui molto sibillino o intuitivo.

Vincenzo: Durante la tua carriera ti sei esibito al Didjin’Oz Didjeridoo Festival (Forlimpopoli), Le Rêve De l’Aborigène (Airvault – Francia), Didjfest (Pinerolo) e in molti altri eventi. 

Secondo te come si è evoluta la scena del didgeridoo in Italia in questo decennio sia a livello artistico che di pubblico? 

Ilario: Durante il primo Didgeraduno svoltosi a Varese nel 2000 c’erano si e no 30-40 suonatori di didgeridoo. Sembrano molti per l’epoca, ma considera che erano venuti quasi tutti i suonatori italiani, perlomeno quelli del centronord. Ai tempi c’era molta voglia di organizzare e condividere, visto che tutto era nuovo e sconsciuto. In Italia eravamo molto indietro rispetto al resto d’Europa. Col tempo la scena si è allargata parecchio grazie anche a quel primo festival e soprattutto grazie allo sviluppo di internet che ci ha permesso di creare varie community molto compatte in tutt’Italia (Wombat Didgeridoo Club a Milano/Varese, Wetonton a Torino, DidgeRomagna con Fiorino Fiorini e Paride Russo, e diverse altre). Da queste persone sono poi nati i didge-eventi più importanti, il Didje Festival piemontese e il Didjin’Oz Romagnolo che è ormai l’evento italiano più importante.

Ovviamente alcuni suonatori hanno cominciato a perfezionare la didattica e sono nati i primi corsi.

Oggi il pubblico è decisamente cambiato e ovviamente aumentato. Il didgeridoo non è più uno strumento sconosciuto solo per fricchettoni. Le distanze si sono accorciate e artisti di ogni dove si esibiscono ovunque. I nuovi artisti vengono fuori come funghi e in poco tempo conquistano la scena. Spesso sono ottimi suonatori talentuosi che propongono cose nuove ed originali. In Italia siamo indietro come sempre. Sicuramente c’è fermento anche grazie al lavoro di Andrea Ferroni in primis, di Fiorino Fiorino, di Martin O’Loughlin. E sicuramente nei prossimi anni verranno fuori nuove interessanti realtà. Però manca un po’ di sperimentazione in più, un pò di slancio. In generale penso che qui si dovrebbe suonare e studiare di più.

Vincenzo: Hai qualche aneddoto da raccontare riguardante la tua carriera artistica? 

Ilario: Provo a essere vario e conciso:

Festival francese – Airvault 2004: Dopo il nosto concerto (con gli Antiqua Vox) il presidente di un’associazione francese di suonatori molto conosciuta ci ferma e fa i complimenti a me per come ho suonato lo shaker. (Ferroni ancora mi sfotte per quella scena, ma perlomeno a me hanno fatto i complimenti per qualcosa).

Didje Festival – Pinerolo 2004: La prima volta che in Italia vedemmo il face bass di McMahon all’opera. Le prove furono straordinarie, il concerto meno.

Workshop con Alan Dargin – Cesenatico 2003: Con i soldi di tutti i partecipanti in mano Alan dice:”Ho qui tutti questi vostri soldi, vi conviene stare attenti e ascoltare bene quello che ho da insegnarvi. Perchè oggi io vi fotterò il cervello!”

Esibizione didgeridoo – Cumiana 2000: Un signore sta provando da 20 minuti ad emettere la nota base. La figlia di 4 anni spazientita prende il didge dicendo che gli fa vedere lei. Soffia ed emette una nota base perfetta. Quest’ultimo aneddoto ha segnato tutto il mio percorso di insegnante.

Vincenzo: Ammirevole la scelta di mettere in rete i tuoi lavori gratuitamente dando la possibilità a tutti di poterli ascoltare, a cosa è dovuta questa scelta? 

Ilario: Quando fai musica home-made lo sbattimento a volte è immane. Dover masterizzare i cd, stampare e ritagliare le copertine, fare i pacchetti e spedire con contrassegno di 15 euro (per intascarne 7,5) mi ha fatto passare la voglia. 1000 euro per stampare 500 cd fatti come si deve per poi venderne 50 a 10 euro di cui 20 per posta mi sembrava inutile. Mi sono guardato intorno e ho pensato che il ritorno, mettendo la mia musica scaricabile in rete, sarebbe stato buono. Così è stato. Anche se so che dei circa 1000-1500 scaricatori di ogni mio cd 800 terranno i miei mp3 in una cartella che non ricordano, 200 hanno avuto gratis qualcosa che apprezzano senza che io sia impazzito più di tanto.

Di sicuro in questo modo la mia musica ha avuto una diffusione molto ampia e questo ha portato un ottimo ritorno a livello di immagine.

Vincenzo: Insieme ad Annarita Cola avete pubblicato il libro” Il viaggio di Mauro” edito da “edizioni associate”, vuoi raccontarci qualcosa di quella esperienza? 

Ilario: Ho conosciuto Annarita via mail. Aveva appena finito di scrivere un libro ambientato in Australia intriso di cultura aborigena e l’editore l’aveva scaricata. Misi un appello sul mio sito. Ma poi trovò da sola il nuovo editore. Nacque un’amicizia. Un giorno le raccontai una storia che avevo in mente da diverso tempo che parlava di Milano, barboni, didgeridoo e aborigeni. Pensavo potesse piacerle. Infatti le piacque e mi disse di provare a scrivere il primo capitolo. Me lo corresse, aggiuse delle cose e mi disse di scrivere il secondo. Alla fine abbiamo scritto un romanzo a quattro mani senza quasi mai esserci visti in faccia. Ci siamo conosciuti di persona quando mancavano gli ultimi due capitoli. Oltretutto al libro è stato aggiunto il mio primo cd come colonna sonora. E’ stata una bellissima soddisfazione e devo ringraziare Annarita per avermi dato la possibilità di scrivere un libro.

Vincenzo: “Brainstorming” (letteralmente tempesta celebrale) è il progetto che con Andrea Ferroni portate avanti da qualche mese, sperimentando con creatività, passione e divertimento. 

Partendo da questo presupposto cosa rappresenta questo progetto per te? 

Ilario: Era da tanto tempo che io ed Andrea avevamo in mente di fare un duo. I nostri stili sono molto diversi e proprio per questo si amalgamano bene. La difficoltà sta nel riuscire a trovarsi visto che Torino e Milano non sono proprio confinanti. Il primo ed unico concerto che abbiamo fatto per il Festival di Musica Popolare di Settimo Milanese è stata una prova importante per capire se la cosa può funzionare. E considerando che abbiamo provato solo un pomeriggio direi che l’esperimento è riuscito, anche se molto cose sarebbero da rivedere e riconsiderare. Rimane il problema della distanza ma credo che il progetto è un capitolo ancora aperto per entrambi. Mi piace la sperimentazione che porta avanti Andrea, e se come didgeplayer siamo diversi, come “rumoristi” abbiamo gli stessi gusti !

Vincenzo: Nella vita di tutti i giorni lavori come odontotecnico, hai mai avuto la tentazione-possibilità di lasciare la tua professione per dedicarti alla sola attività musicale? 

Ilario: In Italia, e non solo, fare il didgeman professionista è alquanto difficile. Diciamo che se sei un ottimo insegnante, un buon esecutore, un buon costruttore e hai senso del business e del marketing ci puoi provare.

Vincenzo: Progetti per il futuro? 

Ilario: E’ da quando ho iniziato a fare musica col didgeridoo che cerco il ‘sound’ giusto. Per sound intendo la giusta proporzione di didge e altro che renda ascoltabile la mia didge-musica più di quella che siamo solitamente abituati ad ascoltare, senza che sembri musica newage o ambient. Non sto parlando di tecnica o di bravura (Steve Vai è uno dei più grandi chitarristi viventi, ma Ben Harper ha fatto cose molto più belle e interessanti).

Forse questa volta ho ascoltato qualcosa di molto lontano dal didge che insieme ad altri ricordi musicali fa quadrare il mio cerchio. L’ingrediente che avevo già e che avevo scambiato per uno scarto. Vedremo se avrò tempo e modo di coltivare questo nuovo seme !

Vincenzo Sturla

 

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