INTERVISTA A TOM FRONZA – ANALOGUE BIRDS

Andrea Ferroni: É stato tuo padre a tramandarti la passione per la musica o fu lui ad incoraggiarti nello studio della musica? 

Tom Fronza: (Sorride) Beh, mio padre non è mai stato un percussionista professionista, ma penso ugualmente che sia un grande musicista. Suona ogni cosa che trova tra le mani, ad esempio, mentre guida tiene sempre il tempo con le mani ascoltando l’autoradio… o mentre cucina battendo sul piano di lavoro a tempo di musica.

 

Lo fa continuamente nonostante abbia 70 anni e credo che questo dimostri il suo reale feeling nei confronti della musica, inoltre è un grandissimo fan di musica jazz e credo mi abbia ispirato particolarmente.

Però ci misi un po’ di tempo prima di cominciare dei veri studi sulle Tabla e non saprei dire se mi avesse aiutato di più il tempo passato ad imparare musica rispetto allo jammare o al busking o ancora riascoltarmi essermi registrato… in definitiva direi che tutto questo mi ha dato una buona prospettiva di ciò che è concettualmente il ritmo.

Andrea Ferroni: Quando iniziasti a suonare il didjeridoo questo strumento era praticamente sconosciuto, dove lo hai visto per la prima volta? 

Tom Fronza: Mmmh… era solo dieci anni fa, i primi pionieri erano già emersi, molti bravi suonatori suonavano già in giro. La mia prima esperienza col didjeridoo fu invece in una sala prove.

Provai a soffiarci dentro, funzionò, quindi ne comprai uno… dopo aver passato un po’ di mesi a suonarlo, il mio insegnante ZEN mi consigliò di suonarlo come strumento principale anche se in quel periodo suonavo principalmente il basso, mentre il didje era solo un esotico diversivo… dopodichè mi trovai seduto in strada a fare la respirazione circolare tanto per cambiare…

Andrea Ferroni: Hai viaggiato molto per il mondo per studiare e suonare altri strumenti etnici, quali di questi usi nei tuoi concerti e quali ti hanno dato maggiori stimoli per viaggiare appunto? 

Tom Fronza: Al momento utilizzo alcuni didje, clapstick, un caxixi (uno shaker africano), un vibraslap ed alcune campane. Però il mio nuovo progetto su cui sto ancora facendo ricerche, prevedo un cajon, basso, tabla ed alcuni componenti elettronici come campionatori live.

L’aspetto che più mi rincuorò fu che il primo spettacolo che diedi solo con cajon da flamenco suonato da accompagnamento ad un violino, flauto e bouzouki, fu grande, mi fece piacere vedere il pubblico così eccitato… e potei così rompere il ghiaccio con questi nuovi strumenti e comunque l’impulso di viaggiare per la musica partì, credo, circa 6 anni fa.

Dissi a me stesso che non sarebbe stato possibile fare un viaggio troppo lungo senza interesse per la musica locale e pensai che con uno strumento in mano si possa capire il vero cuore del paese in cui ci si trova.

Andrea Ferroni: É chiaro che ami il busking, hai suonato in differenti città in Germania ma anche in Italia come al Ferrara buskers Festival con il tuo batterista. Quale riscontro hai avuto dal pubblico nei differenti posti in cui ti sei trovato? E puoi raccontarci qualche aneddoto sui tuoi live per la strada? 

Tom Fronza: Si, certo amo il busking. Sono stato in diversi paesi a suonare come: Russia, Australia, Stati Uniti… a volte solo per caso o durante i busking festival. Il riscontro è sempre differente. A volte si può avere 120 persone intorno che ti fanno sentire come se avessi di fronte 10000 persone. Così alla fine dello spettacolo ci si ritrova con i cd tutti venduti ed un cappello pieno di moneta… però… a volte ci si può imbattere in una giornata no, in cui nessuno è interessato e inizia a diluviare… dover guidare per 200 km e trovare persone che criticano… o correre guai con la polizia, come a Milano dove siamo stati multati di 800? solo per aver suonato vicino alla cattedrale ma non ho intenzione di pagare, credo sia stato solo un gesto “repressivo”.

Cose che accadono anche in Germania, se mi guardo indietro, sei anni ormai, ricordo tutte le lotte che ho dovuto fare per essere riconosciuto come artista nella mia città, Colonia e questo mi prese un po’ di energie.

L’aneddoto più buffo invece, capitò proprio nella mia città. Confiscarono gli strumenti al mio batterista e quindi dissi loro che ciò che stavano facendo era illegale e di dimostrarmi che il mio batterista fosse illegale…

(Sorridendo) i battibecchi andarono avanti per mesi. Ci seguirono per un po’ di tempo per tutta Colonia e noi ci burlavamo un po’ di loro. Sembrava di rivedere un film di Don Camillo! (ride di gusto) .

Finalmente ci restituirono la batteria, in realtà solo un drumset, e ci dissero che potevamo continuare a suonarla perché usavamo le spazzole invece delle bacchette. Spedii l’intera storia ad un grosso giornale locale, cosicché ne montarono un articolo… e la gente che mi conosceva si fece un po’ di risate in città.

Andrea Ferroni: Quali altri progetti porti avanti come musicista? 

Tom Fronza: Gli “Analogue birds” cambiano progetto continuamente, a volte con differenti batteristi, con Natasha Peterson all’oboe… o altri musicisti ospiti.

Quest’anno si è aggiunto l’americano Tyler Spencer, anch’egli suonatore di didjeridoo che sì uni a noi per circa due mesi e anche per Frank Heinkel nel suo nuovo cd.

Io credo che sia qualcosa di nuovo nel campo della didjemusic.

Suono anche in una band chiamata Palo Alto con cajon, basso e didje insieme ad un gradevole sottofondo di tabla, arpa monocorde e percussioni varie.

Il leader di questa formazione è Whaskar Schneider, cantastorie e ottimo cantante di canto armonico. Una musica particolarmente delicata.

Il più recente progetto invece è in collaborazione con due musicisti Mongoli che conosco da un po’ di anni. Uno è un bassista e compositore, l’altro violinista e cantante di canto armonico.

Penso che, prima o poi aggiungeremo un batterista… vedremo come si evolveranno le cose il prossimo anno… A volte invece sono invitato presso altri gruppi come l’ensamble persiano Zarbang o gli Africamma.

Andrea Ferroni: Puoi parlare di quello che preferisci a riguardo di quanto hai fatto in campo musicale? 

Tom Fronza: Il fatto è che il campo è troppo vasto e libero… Io amo l’espressione “suonare” uno strumento, mi fa sentire come un bambino ed ho bisogno di questo, molto spesso, comportandomi da adulto divento troppo serioso.

Presi questa attitudine sul palco, soprattutto lo scorso anno e fu veramente impegnativo per me… potevo sembrare anche un po’ scorbutico, ma la musica non se la prende mai con te, puoi sempre ricominciare, quando vuoi.

Mi sento molto tranquillo, sereno e rilassato al momento, questo perché le musica mi sta dando così tanta energia e possibilità di tenere i contatti con parecchie persone e innumerevoli e piacevoli esperienze.

Principalmente amo la musica per il fatto che ognuno ci si può perdere dentro ed estraniarsi… per un po’…

Andrea Ferroni: Quali consigli daresti a chi volesse intraprendere la tua stessa carriera di musicista? 

Tom Fronza: …direi, allenarsi un sacco, avere pazienza, apprezzarsi in ciò che si sta facendo e perseverare anche quando si pensa di non potercela fare!!!

 

Per ulteriori informazioni:

Tom Fronza www.umlaut.de

 

Andrea Ferroni www.andreaferroni.it

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