CD “SENZA RITORNO” DI GIUSEPPE DAL BIANCO

Giuseppe Dal Bianco, flautista dipolomato nel 1985 in flauto traverso e avente all’attivo una signi-ficativa esperienza concertistica in Italia e all’estero, ha cominciato da tempo ad interessarsi allo studio di strumenti a fiato etnici.

Ha già realizzato in collaborazione con il chitarrista Federico Mosconi

un CD, “Altrove”, nel quale i suoni delle origini si fondono con elementi elettronici, e presenta ora questo nuovo CD autoprodotto in 1000 copie che lo vede unico protagonista.

Basato sull’utilizzo di una vasta gamma di strumenti etnici, non solo a fiato, “adagiati” su tessiture elettroniche, le quali assolvono principalmente la funzione di “sostegno” e “riempimento” ricreando al contempo suggestive ambientazioni e atmosfere, il CD propone una musica di grande spessore che non sacrifica però nulla alla piacevolezza d’ascolto.

Pur estremamente “godibile”, la musica di Giuseppe Dal Bianco appare lontana anni luce dalle logiche di tanta musica finto “etnico-elettronico” argutamente progettata a tavolino per ascolti di tipo più “massale” o comunque più “facile”.

Giuseppe Dal Bianco non saccheggià disinvoltamente le tradizioni e le sonorità etniche, ma piuttosto attinge da esse linfa vitale e sincera, rispettosa ispirazione, trasfigurandone l’essenza in una forma espressiva estremamente attuale e personale, seppure non mancano certo punti di contatto e adiacenze con quanto già prodotto in passato da tanti artisti, soprattutto statunitensi, riconducibili all’area ambient-etnico-rituale.

Giuseppe dal Bianco sa miscelare sapientemente il nuovo e l’antico, le componenti evocativo-ambientali con quelle più spiccatamente melodico-musicali, in nove tracce nelle quali è possibile ascoltare il suono di una gran varietà di strumenti etnici: flauti, percussioni, tampura, didgeridoo, duduk, fujara, benas, sanza, dulcimer, e tra gli altri ancora segnalo in particolare il khene laotiano, strumento che amo particolarmente per il suo suono magico, dolce, “discreto” e introspettivo, con il quale è stata realizzata una delle più suggestive tracce dell’intero CD, “Nel Silenzio, respiro”.

Tutti i brani sono sicuramente affascinanti, meticolosamente composti e perfettamente registrati, ed in tal senso c’è da sottolineare come l’ottima qualità del suono valorizzi significativamente la proposta musicale di Giuseppe dal Bianco.

Tra essi comunque desidero segnalare in particolare l’emozionante “Evocazione”, brano in cui il trattamento e il mix delle varie sorgenti sonore risulta particolarmente riuscito e, appunto “evocativo”.

“Segreto Inviolabile”, traccia in cui si sovrappongono suggestive trame sonore di tampura, suoni di flauti e fondi percussivi.

“Invocazione”, lungo brano in cui trovano ancora spazio movimenti ritmici d’impronta rituale “posati” su drones elettronici, anticipati da fascinose parti di flauto in argilla e di uno straordinario duduk tra le quali per alcuni istanti emerge inaspettatamente anche un canto mediorientale.

Forse un po’ più articolate nella struttura la title track introduttiva e “Il Bambino e la Conchiglia”, tracce sempre molto ben realizzare e di grande fascino. A proposto di quest’ultima aggiungo di aver apprezzato particolarmente la scelta di inserire una toccante parte di benas, antico strumento sardo ormai quasi dimenticato, “parente” stretto delle più conosciute launeddas, dal suono arcaico, straordinario e inconfondibile.

Giuseppe Verticchio http://www.oltreilsuono.com/nimh

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