DIDJERIBONE – RECENSIONE TECNICA

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Il didjeridoo estensibile è senza dubbio una delle idee più rivoluzionarie nel campo della didjeridoo music.
Per questo motivo, questo tipo di strumento, è fonte di un rapporto di amore-odio da parte dei didge-player.
Se da un lato, l’utilizzo di uno strumento in materiale alternativo è di gran lunga meno apprezzato rispetto ad uno strumento in eucalipto, dall’altro lato si può acquisire maggiore versatilità ad esempio in tutti quei brani la cui tonalità viene variata durante l’esecuzione.

 

Personalmente non amavo l’idea, soprattutto come spettatore, di vedere un suonatore sul palco con un tubo di plastica; per esigenza ho dovuto però optare talvolta per un didjeridoo estensibile di cui ne esistono di diversi tipi tra cui: “Slidedidge”, “Tunable Didgeridoo”, “Multitonale”, “Power Slide Didgeridoo”, “Didjeribone”, altri non meglio specificati provenienti dall’India. Una menzione va ad un ultimo strumento particolarmente ben studiato che esula da queste categorie, sono i didjeridoo di Walter Strasser che coniugano il didjeridoo in legno al tubo estensibile con ottimi risultati a costo di molte ore di lavoro.

Facendo una rapida ricerca in rete si riesce a trovarli con molta facilità.

Tra tutti quelli elencati la mia preferenza va per il didjeribone perchè è realmente uno strumento flessibile ed uno dei pochi in grado di scorrere facilmente proprio durante l’esecuzione a differenza di altri in cui è possibile intonare lo strumento solo ad inizio brano o durante le pause.

È il più leggero, si può tenerlo in mano per un concerto intero senza faticare e per questo motivo è indicato per poter essere usato sul palco con un microfono a clip.

Ovviamente questi vantaggi sono tutto sommato replicabili ma, la maggiore peculiarità di questo strumento rispetto agli altri è lo studio che è stato fatto per raggiungere il giusto compromesso tra lunghezza, diametro e tonalità eseguibili.

Difatti, il diametro del didjeribone è più stretto rispetto alla concorrenza e nonostante ciò, per migliorare ulteriormente la sua suonabilità, poteva bastare diminuire ulteriormente il suo diametro di pochi millimetri. Credo non sia stato fatto per raggiungere il miglior compromesso tra suonabilità e tonalità eseguibili; le quali variano dal SI al SOL escludendo il LA; mentre restringendo il diametro si sarebbe perso un semitono o un tono della fondamentale.

Allargando il diametro si sarebbe invece persa suonabilità con aumento delle tonalità eseguibili cosi da poter eseguire semmai tutta un’ottava in nota base ad esempio; quest’ultima possibilità l’avrei trovata poco piacevole.

Per capire invece il motivo per cui non è consigliabile restringere la sezione, bisogna sfruttare appieno le potenzialità di questo strumento; infatti è l’unico “didjeridoo estensibile” a permettere melodie con la stessa tecnica utilizzata per il trombone a coulisse.

Ricordando che a mano a mano che le note aumentano di frequenza, per ottenere un cambio di semitono è necessario una minore variazione di lunghezza (questo è riscontrabile ad esempio sulla tastiera di chitarra o basso ad esempio), nello spazio di 9 semitoni della fondamentale trovano spazio 12 semitoni in effetto tromba sul primo armonico superiore. Essi formano appunto un’ottava, permettendo di mantenere un’intera scala; non si hanno quindi intervalli “vuoti” unendo le note eseguibili in effetto tromba sul primo e secondo armonico superiore.

L’imboccatura, pur non essendo concava per poter avere un appoggio anatomico con le labbra, ha lo stesso una dimensione accettabile, lo spigolo interno è sufficientemente arrotondato in modo da non dar fastidio alle labbra, ma non è nemmeno eccessivo da obbligare le labbra stesse ad una scorretta nota base come avviene ad esempio con un didjeridoo con eccessiva cera.

Nota dolente il prezzo; infatti pur essendo forse il più economico tra gli strumenti estensibili considerando anche il trasporto dall’Australia, il costo rimane comunque abbastanza alto anche se non eccessivo.

Non eccessivo considerando che per poter scorrere così efficacemente si è dovuto lavorare su tolleranze di accoppiamento decisamente ristrette e che non hanno nulla a che vedere con le tolleranze utilizzate in idraulica.

Il suono invece è al pari degli altri estensibili di qualsiasi materiale; difatti il suono varia maggiormente per la forma interna piuttosto che per il materiale

Se qualche altro strumento dovesse sembrare più “dolce” o “delicato”, è il vantaggio-svantaggio di un diametro grosso che infatti tende a erodere parte della dinamica del suono.

Disponibile QUI

Andrea Ferroniwww.andreaferroni.it


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