LIBRO “THE DIDGERIDOO DISCOVERY” ANDREA FERRONI E ALBERTO FURLAN

[…] dopo aver letto con grande interesse e attenzione questo nuovo testo, devo dire di essere rimasto piuttosto sorpreso da come Andrea Ferroni, profondo conoscitore dell’ “universo didgeridoo”, nonchè artista di indiscus-sa notorietà, sia riuscito a “condensare” in circa 200 pagine una quantità di informazioni estremamente ampia e di estremo interesse, arrivando a trattare, con grande competenza e serio spirito di ricerca, argomenti sui quali fino ad ora ero riuscito a raccogliere solo informazioni sparse e frammentarie, spesso trattate in modo

superficiale o quanto meno in modo molto incompleto e poco “metodico”.

Il grande pregio e merito di questo libro infatti è non solo quello di “aggiungere” nuove informazioni a quanto gli appassionati di questo argomento siano già riusciti a “scoprire” fino ad ora, ma anche quello di raccogliere e riunire in un unico testo, ben strutturato, ben scritto e organizzato con criterio, una vasta serie di informazioni e nozioni fino ad ora “circolate” in forma sparsa solo su riviste, siti internet, altri testi pubblicati, quando non semplicemente “tramandate”a voce da fonti di attendibilità non sempre certa e quindi non sempre “verificabile”.

L’aura “misteriosa” che per lungo tempo ha circondato questo strumento australiano, che solo da pochi anni ha quasi “invaso” il mondo occidentale, […] ha fatto sì che una vasta serie di informazioni assolutamente imprecise e talvolta assolutamente false siano divenute purtroppo di pubblico dominio, tanto da rendere piuttosto difficoltoso, per chi si avvicini solo ora alla conoscenza di questo strumento e della cultura aborigena australiana, riuscire a “districarsi” tra informazioni attendibili e semplici dicerie, realtà storico-culturali e credenze popolari […]

In questa specie di “jungla” di circolanti informazioni più o meno veritiere, il libro di Ferroni viene finalmente a fare chiarezza, proponendosi come testo che pone finalmente dei punti fermi; analizza, descrive e chiarisce in una forma scritta assolutamente semplice e comprensibile da tutti argomenti anche di difficile trattazione, quali

ad esempio la parte tecnica relativa all’utilizzo dello strumento, all’emissione dei vari suoni e alle tecniche per

comporre ritmi, in questo caso specifico coadiuvato dal valido supporto del CD audio didattico fornito in abbi-namento al libro.

Ciò che ho particolarmente apprezzato, leggendo i vari capitoli che trattano specificatamente la costruzione del didgeridoo, le sue forme, i suoi materiali, le caratteristiche sonore, nonché le tecniche di respirazione e le esecuzioni di suoni e ritmiche, è il fatto di aver trovato per la prima volta “razionalizzate” e metodicamente analizzate e descritte ordinatamente una serie di intuizioni

ozioni che in forma istintiva e meno “razionale” avevo personalmente acquisito nei lunghi anni che ho dedicato a questo strumento, senza però essermi mai preoccupato di comprenderne e “fissarne” esattamente, a livello di conoscenza, le concrete motivazioni fisiche-morfologiche-fisiologiche.

Intuire, infatti, a livello istintivo una cosa, e comprenderne razionalmente ragioni e meccanismi “fisici” che la determinano e la controllano, conduce indiscutibilmente ad una maggiore consapevolezza, e ciò è di estrema utilità non solo dal punto di vista prettamente cognitivo ma anche e soprattutto dal punto di vista più strettamente pratico /concreto.

Tra gli argomenti Andrea Ferroni effettua una panoramica sui più significativi interpreti di musica tradizionale e sui più noti artisti del panorama italiano e internazionale, descrive le caratteristiche di didgeridoo “alternativi” e delle due parti opportunamente lavorate; affronta la scelta dello strumento, la sua manutenzione, la riparazione di crepe; descrive i principi base sul didgeridoo, l’imboccatura, la campana, le forme più ricorrenti, le caratteristiche sonore; riporta brevi studi sugli armonici e sulla dinamica del suono, spiega il significato esatto e le componenti che determinano la pressione di ritorno, o backpressure, di uno strumento.

Aggiunge cenni sulla fonetica, insegna ad assumere una corretta postura, e a posizionare in modo opportuno sulle labbra l’imboccatura dello strumento quando si suona.

Descrive la tecnica della respirazione circolare, la respirazione di guance, mandibola o lingua, la respirazione passiva, la respirazione sul “toot”, o “effetto tromba”; prosegue trattando l’argomento dei suoni, quindi gli armonici, l’uso della voce, e tecniche come il “rolling”, il “wok”, il “glottal stop”, il “jaw drop”, l’overdrive, il già citato “toot”; si addentra nelle varie tecniche per comporre ritmi, attraverso l’uso della lingua (“tongueing”

o “double tongueing”), la mandibola (double jaw), la gola.

Conclude con alcuni cenni su musicoterapia e massaggio sonoro, un utile glossario, un elenco di CD musicali consigliati. […] L’antropologo Alberto Furlan “firma” i due capitoli introduttivi, nei quali tratta la pratica musicale nella cultura aborigena australiana, e quindi i miti dell’origine, i cerimoniali, i modelli di espressione musicale, gli strumenti, la “canzone” aborigena, l’importanza dei luoghi, dei disegni e del corpo durante le esecuzioni rituali, […] nonchè l’influenza della musica occidentale nella più recente espressione musicale aborigena, e quindi la “nuova” tradizione e la musica pop-rock degli aborigeni australiani.

Necessario un doveroso cenno all’operato di Angsar-Manuel Stein per quanto riguarda le illustrazioni didattiche e la copertina del libro.

Immagini didattiche realizzate Ansgar Manuel Stein su idea di Andrea Ferroni; le foto degli strumenti sono dei relativi costruttori.

Giuseppe Verticchio http://www.oltreilsuono.it

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