CD “TESTIMONIANZE” DI ANDREA FERRONI & TESTIMONI

Il CD è disponibile gratis qui:  http://www.andreaferroni.it/testimonianze/

“Testimonianze” è l’ultimo lavoro di Andrea Ferroni. Il titolo del disco è quanto mai azzeccato, non solo per i suoi contenuti, ma soprattutto per il fatto che è testimone esso stesso di un percorso artistico ed umano del suo ideatore. Infatti è come se Andrea avesse scattato una fotografia sonora, passatemi il termine, di un

periodo storico/sociale, facendo emergere molto del suo lato più intimo e personale. Un viaggio metropolitano, dove gli strumenti musicali supportano le voci delle persone, vere protagoniste del disco.

Il cd inizia con la traccia “Chi troppo Chi tanto”, una delle mie tracce preferite, dove il didgeridoo di Andrea “dialoga” con Anna, una signora che con la sua semplicità dà voce a pensieri che albergano in molti di noi. Durante l’ascolto di questo brano si riflette, a volte si sorride, e si ascolta del buon didgeridoo suonato con lo stile inconfondibile di Andrea.

La seconda traccia è un pezzo di didgeridoo solo, al quale Andrea ha scelto di dare un titolo che rispecchia il suo estremo estro nell’assegnare i titoli ad alcuni suoi brani: “Didgeridoo Solo” appunto. Voci di corridoio dicono che in ballo c’erano anche “Traccia n°2” e “Secondo brano in cui suono il didgeridoo senza accompagnamento alcuno” Smile A parte le battute il titolo poco importa; il pezzo contiene varie tecniche, tra cui l’utilizzo dello staccato, effetti tromba tipici del suo stile, e beat box. Precisione, pulizia e ricerca dei suoni caratterizzano “Didgeridoo Solo”.

Il cd prosegue con “Ingordigia Manifesta”, dove Andrea alterna al didgeridoo, chitarra elettrica e beat box. La musica crea il giusto contorno alla voce narrante, una voce che sarebbe bello ascoltare senza “camuffamento vocale”, e non per la bellezza timbrica…da ascoltare attentamente.

Il brano numero 4 si intitola “Overtone Flute Impro”, un solo di flauto armonico con un interessante gioco di delay.

La traccia numero 5, “Impro for tape and face bass” avevo avuto modo di apprezzarla attraverso il video presente su youtube; un loop di beat box e di scotch da pacchi, crea una base sicuramente originale, sulla quale si destreggia un didgeribone amplificato con il face bass, un particolare microfono che conferisce al didgeridoo un suono molto particolare.

Brano visionario, adatto alla colonna sonora di un film futurista.

La traccia successiva si intitola “Un Infinito”; didgeridoo, chitarra acustica e organetto, compongono un perfetto sottofondo per una dolce emozione.

La traccia numero 7 “Intenerisce il cuore” è un pensiero della voce narrante Ugo Venturini sugli anni ’80 ed è un breve intermezzo che precede il brano “Posso fare Qualcosa”, dove il suono molto particolare del flauto pigmeo, della beat box e della chitarra elettrica (tutti strumenti suonati da Andrea), accompagnano la voce di un amico in comune, nonché del didgeridoo italiano in generale: Ilario Vannucchi, questa volta nel ruolo di insegnante panificatore e non solo…A volte la voce risulta leggermente bassa rispetto agli strumenti, ma il discorso di Ilario è talmente interessante che è anche bello chiudere gli occhi e concentrarsi per sentirlo più nitidamente.

 

“Early Morning”, la traccia numero 9, è un solo di sassofono particolarmente psichedelico. Un sassofono suonato non in maniera virtuosistica, ma sicuramente con gusto musicale. Vista la registrazione risulta molto piacevole l’ascolto in cuffia.

Il brano numero 10 è “Tensori e Matrici”, ed è un pezzo alquanto estremo, sia per le sonorità (tastiera per computer e didgeridoo manipolato), sia per l’argomento trattato dalle voci narranti Gabriele Carli Moretti e Federica Solda. Sicuramente non di facile ascolto, ma molto ricercato.

Successivamente troviamo “ La Mangialonga”, con la voce narrante di un altro volto noto nel mondo del didgeridoo italiano: Fabrizio Polibio; non solo voce narrante, ma anche sassofonista; Andrea in questo caso accompagna al rullante e alla grancassa.

In “Forma Levigata” si può ascoltare la voce narrante di “Ugo Venturini”.

Un punto di vista personale ed originale sulla scultura e sull’arte in genere, in questo caso un’arte un po’ fallocentrica, dove note precise e minimali di chitarra danzano sul suono del didgeridoo.

La traccia numero 13 “Exp 70’s” è una rivisitazione del brano già presente nel disco “Breaking through”, “experimental 70’s”, dove la parte di percussioni è sostituita dalla beat box. Grande precisione esecutiva e pulizia impeccabile sulla melodia ottenuta con i toot del didgeribone.

La voce narrante femminile (anonima) del pezzo successivo “In un ufficio” racconta uno stato d’animo comune a molti lavoratori, costretti a fare un lavoro che non amano, o che addirittura detestano, in un ambiente che non rispecchia il proprio essere. Nella prima parte le note della chitarra rispecchiano lo stato d’animo insoddisfatto che traspare dalle parole della voce, nella seconda parte, quando la ragazza inizia a raccontare i propri desideri e fantasticare su quello che sognerebbe per la sua vita, la melodia della chitarra si fa più dolce, dando un bel senso di speranza.

La traccia numero 15 si intitola “L’ultimo pezzo” ed è un discorso introspettivo di Gianluca Bottoni, con un sottofondo di didgeridoo campionato e molto manipolato.

“Cablaggi Sovietici” è un brano estremamente testimone; la testimonianza questa volta è quella di un’amicizia, nonché di un’intesa artistica che ormai va avanti da diversi anni tra Andrea Ferroni e Lorenzo Giorda (Lord Theremin). Infatti il brano è eseguito totalmente da Lord Theremin (voce, sinth, drum machine, tablet) e questo è appunto “testimonianza” di quanto Andrea stimi artisticamente e umanamente Lorenzo.

A differenza degli altri brani, dove le voci narranti sono spontanee, questo pezzo è più recitato, ma comunque anch’esso ha una storia da raccontare.

Il disco si chiude con “Face Bass”, brano dove il didgeribone è amplificato appunto dal face bass. Personalmente non amo particolarmente questo tipo di suoni ed apprezzo maggiormente il didgeridoo di Andrea nella versione classica.

Premettendo che questo commento è totalmente personale, quindi condivisibile come no, trovo l’album “Testimonianze” un lavoro estremamente coraggioso e ricercato. Non è sicuramente un disco da “sottofondo”, tantomeno un disco da ballare, ma è un lavoro che va ascoltato attentamente e che, cosa per me molto importante, ha qualcosa da dire.

Per la prima volta non è solo il didgeridoo il protagonista di un lavoro di Andrea, ma le voci delle persone con quello che hanno da raccontare; le loro “testimonianze” appunto.

Spesso siamo talmente impegnati a vivere la nostra vita, che non abbiamo il tempo o la voglia di ascoltare le tante persone che ci circondano e che avrebbero realmente qualcosa da dirci. Andrea non solo l’ha fatto, ma nel tempo ha registrato tutte queste voci, e ha dato vita questo lavoro artistico.

Mamme, lavoratori, artisti, disonesti, sono alcuni dei personaggi di questo disco, che potrebbe tranquillamente diventare un libro di racconti.

Andrea con questo album ci ha regalato uno spicchio di mondo raccontato dalle persone che lo abitano.

Fabio Gagliardi http://www.tuparuja.it